Questo testo combina due diverse interviste, la prima Laura Strambi, realizzata a marzo per il libro Neomateriali nell'Economia Circolare: Moda, la seconda a Laura Strambi (LS) and Franco Gervasio (FG) realizzata ad ottopbre 2017 nell'ambito di un progetto di Epson e pubblicata nel quaderno Stampa digitale e sostenibilità Sustainability.

Laura Strambi Yoj ha una forte identità femminile, uno stile minimalista e un design pulito. Nelle collezioni si aggiunge l'impegno eco-friendly e sono Made in Italy. Come si combinano bellezza, stile e sostenibilità?

La sostenibilità è proprio ciò che caratterizza il nostro marchio, oltre allo stile, naturalmente. Le mie radici sono nella campagna piemontese , quindi quando parlo di bellezza della natura ho dei riferimenti precisi che vanno dal paesaggio alla bontà del dei suoi prodotti naturali. Il sempre più rapido processo di globalizzazione del pianeta e l’agricoltura intensiva hanno snaturato le identità territoriali. Una delle mission del nostro marchio è quella di contribuire a salvaguardare le colture tipiche dei diversi territori. Quando parli del riconoscimento del valore del lavoro mi trovi in perfetta sintonia. Ogni tessuto, ogni  tintura, ogni elemento che costituisce i capi della mia collezione è sorvegliato nella tracciabilità di tutta la filiera produttiva. Certifichiamo l’origine eco dei tessuti e delle tinture e il rispetto delle norme di comportamento etico di ciascuna azienda produttrice. Per me è assolutamente indispensabile che tutto questo sia rispettato, proprio perché la qualità delle relazioni umane dei singoli e delle comunità nei paesi con cui collaboriamo e a cui tu fai riferimento, sono priorità assolute. Un importante contributo a questa consapevolezza lo abbiamo acquisito anche grazie alla collaborazione con Fair Trade  e con la ricerca e il lavoro che da anni conducono in tanti paesi del mondo

Ci sono state tappe o momenti particolarmente significativi che hanno segnato la crescita di Yoj-Laura Strambi come marchio bello e eco-friendly? Quali sono quelli che meglio lo rappresentano?

Una tappa importante è stata la conoscenza più approfondita e la frequentazione di Livia Firth e di Eco Age. La collezione è nata sulla spinta del mio amore per il Creato e dalla consapevolezza che abbiamo tutti la responsabilità di salvaguardare uomini e natura dall’inquinamento morale e fisico. Il profondo lavoro che Eco Age compie sul controllo dei rapporti umani e del rispetto della natura, ha consolidato le mie convinzioni e mi ha fornito elementi nuovi di conoscenza. Ho avuto modo di conoscere il regista del film “The true cost”. Film che tutti. dovrebbero vedere. Per comprendere cosa c’è davvero dietro alla fast fashion, alla moda da pochi euro. C’è sfruttamento, violenza, inquinamento immenso dell’acqua e dei terreni, attività illegali e fuori da ogni controllo. Quando è nata la collezione, sulla spinta della mia convinzione di voler rispettare uomini e natura, l’umanità mi sembrava ancora molto lontana dal rendersi conto che ciascuno di noi è responsabile del Creato. In questa responsabilità ci metto i rapporti con gli uomini e quello con la natura, appunto. Se qualcosa si spezza nei legami fraterni che dobbiamo tenere con gli uomini e in quel di rispetto verso la natura, si genera del dolore; una sofferenza che prima o poi ricadrà anche su ciò che produciamo e lo renderà “cattivo”, nocivo. Ora la collezione è presente in tante occasioni in cui questi concetti vengono ribaditi, Dal Green Carpet di Livia Firth al Green Award del Corriere della Sera. Da tempo ormai ricevo tante risposte positive che confermano quanto le persone stiano diventando più consapevoli rispetto ai valori umani e dell’ambiente. I tempi stanno cambiando anche grazie a noi. Ma la battaglia per la sostenibilità è solo all’inizio.

Quanto contano le prestazioni di sostenibilità nelle vostre scelte dei materiali per le collezioni?

Tutti i materiali delle mie collezioni sono eco-sostenibili. La loro sostenibilità viene verificata controllando alla fonte che la produzione sia avvenuta attraverso un corretto l’impatto ambientale e, ovviamente, nessuna violenza sugli animali. Tra l’altro, utilizziamo tessuti nati dal riuso di materiali come le bottiglie di plastica, vecchie lane, cachemire e molti altri. Un esempio per tutti: siamo stati tra i primi a utilizzare i tessuti di un’importante azienda italiana che ha costruito un nuovo impianto per la produzione del tessuto con un consumo di acqua ridotto al minimo.

Le filiere della fornitura, dai filati ai tessuti, dalle tinture e alle stampe offrono oggi soluzioni più rispettose dell’ambiente rispetto a 10 anni fa? Avete percepito una maggiore innovazione in questo campo?

Qualcosa sta cambiando nella filiera del tessuto, compreso nel passaggio delicatissimo delle tinture. Il mio marchio ha fatto ricerca per tre anni, producendo collezioni esclusivamente per testare tessuti, laboratori di confezione, tinture. Abbiamo prodotto dei capi tingendoli direttamente noi nel nostro studio, con coloranti naturali provenienti da produzioni bio, con la curcuma, con l’indaco e altre erbe e terre. Per tre anni, abbiamo creato delle collezioni sperimentali, cambiando tanti tessuti e scoprendo laboratori capaci di mantenere alti standard di qualità nel confezionamento, rispettando le norme etiche e ambientali che per noi sono prioritarie. Oggi. dicevo poco fa, qualcosa sta cambiando sia nel mondo delle stamperie che nei filati, nei tessuti e nelle tinture. Ma si può dire che si tratta ancora di sperimentazioni, se pure avanzate. Le aziende produttrici sono solo all’inizio e resta ancora da fare praticamente tutto. A partire dalla formare nuove mentalità.

Pensi ci sia spazio oggi o nel prossimo futuro per innovare in senso più sostenibile anche le tecniche di progettazione dei capi o delle collezioni?

Il desiderio di migliorare la qualità della vita è naturalmente insito nell’uomo. Ma non bisogna prendere scorciatoie né farsi ingannare da facili soluzioni e rapidi profitti economici. Bisogna vigilare anche su questi rischi che le società corrono. Nei paesi considerati più progrediti, si sono commessi e si commettono errori enormi che hanno portato e portano gravi danni umani, sociali, ambientali. Non si può ignorare che il mondo è attraversato da decine di guerre. Nessuna di queste ha ragione di esistere. La moda può e deve contribuire a far nascere il desiderio di fratellanza, a spegnere le bramosie di conquista, di dominio, ispirando convivenze civili e di sostegno reciproco. Non sappiamo niente di ciò che causa e si nasconde dietro alle guerre in atto. Si, gli analisti fanno ipotesi, a volte hanno delle prove che confermano le loro tesi di sopraffazione di qualcuno su qualcun altro. Il più delle volte pero, cosa causa davvero le guerre, distruzione di popolazioni, di città, di campagne e di arte ci è sconosciuto. Alla base vi è sempre denaro, potere, violenza. Mi chiedo spesso, accogliendo nel mio studio tanti giovani, se l’amore per i nostri simili e per l’ambiente sta facendo breccia nei loro cuori. Che futuro intravedono i giovani che vogliono dedicarsi alla moda? Mi sembra che il loro terreno sia più fertile. Ho speranza che nelle loro progettazioni siamo presenti i tempi del rispetto dell’uomo e della natura. Sono spesso a contatto anche con universitari nei corsi o workshop che tengo e spiego loro la differenza tra ciò che è bene nella moda e ciò che non lo è. Sono attenti e ci tengono a sapere. Ma poi, i fortunati che riescono ad entrare nel mondo del lavoro, spesso dimenticano la bellezza della via del rispetto. Bisogna anche dire comunque che un certo numero di stilisti comincia anche ad impegnarsi nel concepire collezioni che abbiano una maggiore sostenibilità. Ma, ripeto, c’è tanta, tanta strada da fare.

Come giudichi oggi la sensibilità alla salvaguardia dell’ambiente. Le prestazioni di sostenibilità sono oggi parte integrante della qualità di un capo? Quanto la sostenibilità entra nella scelta di chi compra?

Anche in chi acquista sta nascendo il desiderio, o forse la consapevolezza e l’impegno, di indossare capi che rispettino uomini e ambiente. Nel cliente finale comincia a farsi strada la domanda di sostenibilità, ma direi che l’ostacolo è nel passaggio intermedio. C’è ancora scarsa sensibilità nei confronti di questi concetti da parte dei negozi e dei buyer. Mi chiedo a volte se conoscono davvero il loro cliente finale. Ho frequentato per qualche tempo un docente della Bocconi, che sosteneva, prove e ricerche alla mano, che i negozi e i buyer cercano merce per i loro clienti senza conoscere assolutamente la loro domanda. In pratica, sosteneva questo docente, nei negozi trovi i marchi maggiormente pubblicizzati che, a parte le fashion victimes, possono anche non interessare ai più. Aperti invece a nuove proposte e a sapere di più sulla tracciabilità dell’intera filiera dei capi in vendita. E queste affermazioni non devono stupire, perché basta vedere le vetrine dei negozi che espongono quasi tutti le stesse cose. Nella fascia media bassa e bassa del mercato non c’è spazio per concetti come rispetto etico dei lavoratori e sostenibilità ambientale. In quelle medie e alte lo spazio ci sarebbe eccome, ma non c’è ancora la sensibilità di chi decide che capi devono entrare nei negozi. Per allargare il mercato della moda etica ed ecosostenibile possiamo solo sperare che la consapevolezza e la responsabilità etica ed ambientale, diventino “di moda”. Così, anche i negozi che fanno tendenza, seguiranno e lo sapranno far diventare irrinunciabile. da parte mia, ho tenuto che il mio marchio fosse riconoscibile come Laura Strambi eco-luxury … proprio perché sono convinta che questi concetti possano benissimo convivere.

Come si comunica la sostenubilità? Come si concilia nello storytelling di un marchio della moda il racconto dell'ispirazione creativa con quello degli aspetti tecnici e materiali della sostenibilità?

Io insisto sempre nel raccontare la storia del marchio, delle collezioni. I miei lookbook contengono tutte le informazioni che possono far seguire completamente il “viaggio” dei miei capi: dalla creazione del mood, al disegno, alla scelta dei tessuti, alla confezione. Questo ritengo sia importante sia per i buyer che per i negozi e, in definitiva, soprattutto per il cliente finale. I miei cartellini sono uno strumento per il cliente finale. Gli offrono informazioni sul percorso dei tessuti, dei laboratori e dei capi. Soddisfo il desiderio di approfondire la conoscenza sui materiali e i loro processi, sulle tinture, rassicurandoli sulla totale sostenibilità. Il cliente si deve sentire considerato non per quanto che paga, ma per quanto puo apprezzare il nostro lavoro, quello di tutta la filiera. dal filato alla confezione. Anche le notizie diciamo più tecniche, come quanta acqua è stata consumata o altri dati sulla misurazione dell’impatto ambientale e sul rispetto dell’etica produttiva, entrano nelle nostre presentazioni e nell’insieme di informazioni che passiamo alla stampa e ai nostri clienti.

Quanta sostenibilità ci sarà nella moda nel prossimo futuro?

Per il futuro io spero vivamente che cresca la sensibilità verso la moda sostenibile. Che sia frutto di una sensibilità complessiva sui valori umani e sulla sostenibilità ambientale. Propongo la lettura dell’enciclica Laudato sii, di Papa Francesco. Un contributo geniale nella sua linearità e coerenza, verso l’indissolubilità tra il rispetto per l’uomo e quello per l’ambiente. Le due cose vanno e devono andare insieme. Oggi la moda sostenibile per bella e pulita che sia, copre si e no l’uno per cento del mercato. Immaginate quanta strada si può ancora fare per far indossare abiti belli, giusti e “puliti” alle persone. La mia previsione per i prossimi cinque anni è che, se l’andamento generale della società globale lo permetterà e non interverranno nuovi processi di crisi finanziarie e altre guerre, dopo un faticoso percorso di penetrazione nelle coscienze delle persone, la consapevolezza che anche la moda può salvare uomini e ambiente si farà strada e arriverà a maggiori quote di mercato, per dirla in termini commerciali. Ma l’importante è che questo avvenga attraverso il cambiamento di una mentalità che da consumistica diventi consapevole. Meno acquisti, ma più importanti, duraturi, sani, giusti. In una società che invece di privilegiare solo la convenienza privilegi la bontà e la bellezza in senso lato.Anche per Camera Della Moda i concetti di ecosostenibilità sono diventati una priorità imprescindibile dal tutto il fashion system.

Parliamo ora con te e Franco di stampa digitale: quali sono i suoi vantaggi per un artista e una designer che collaborano in diversi progetti creativi, nel vostro caso, in particolare nella trasposizione delle opere di Franco su un tessuto delle collezioni di Laura ?

FG. L’eliminazione dei passaggi intermedi tra momento creativo e produzione industriale richiesti dalla stampa tradizionale è una rivoluzione: tempi più rapidi, minori costi, minore complessità del processo e anche minori rischi di divergenza tra idea creativa e risultato, con conseguente riduzione di errori e scarti. Si può dire che la stampa digitale liberi il creativo dalle limitazioni che la stampa tradizionale impone.
LS. Quando con Franco abbiamo cominciato a trasporre le sue opere in ispirazioni per le mie collezioni non è stato facile, malgrado la nostra esperienza nella stampa di prodotti sofisticati. Le difficoltà nascevano proprio per la sequenza dei passaggi necessari, dalla scansione del dipinto, alla sua trasposizione serigrafica, fino alla stampa. La disponibilità delle tecnologie digitali rende oggi questo tipo di progetti più semplici e rapidi, li mette quindi alla portata di una più ampia platea di creativi. Un po’ quello che, in generale, sta accadendo nel rapporto tra designer e imprese manifatturiere con la stampa 3d. Per chi fa moda oggi la rapidità nella trasposizione delle idee nel prodotto è una condizione necessaria. L’altro grande vantaggio della stampa digitale per noi è che questa tecnologia rispetta le nostre scelte in materia di sostenibilità, che ci portano a preferire tecniche con minore impatto, minore uso di acqua, inchiostri più puri.

Pensate che la stampa digitale valorizzi la creatività in modo diverso da quella tradizionale?

LS. Negli anni in cui abbiamo lavorato alla creazione di foulard per un grande marchio del lusso, con disegni sofisticati, complessi e di grande qualità, il passaggio attraverso la fase serigrafica, pur realizzata da artigiani-artisti di grande esperienza e competenza, comportava sempre una sorta di filtro che non sempre rispettava il segno del creativo. Il passaggio diretto dal creativo alla stampa, consentito dal digitale, mantiene maggiormente la caratterizzazione del segno grafico del creativo. Nel panorama superaffollato di immagini in cui la moda è immersa, è proprio il carattere del segno grafico a fare la differenza, in questo la stampa digitale offre un grande vantaggio.
FG. Il passaggio al digitale mette in crisi l’insieme delle straordinarie competenze cresciute intorno alla stampa tradizionale, è un mondo che però oggi si colloca più vicino all’’arte che all’industria. Resta invece, nella stampa digitale, il problema della fusione, non ancora realizzata, delle competenze e sensibilità artistiche con quelle tecniche e informatiche. Nel mercato della moda oggi convivono due mondi il primo, di nicchia, che si muove in una dimensione vicina a quella dell’arte, in questo campo la stampa tradizionale e quella digitale competono sulla base dei relativi vantaggi, tra i vantaggi del digitale, ci tengo a ribadirlo, c’è la miglior performance ambientale, oggi fondamentale nella identità dei marchi del lusso, il secondo mondo, che è la parte più ampia del mercato, è invece dominato dal bisogno di velocità, in questo mondo la stampa digitale è tassativa, senza alternative.

La stampa digitale è una tecnologia consolidata, ma quali sono secondo voi le direzioni di sviluppo più interessanti dal punto di vista creativo?

LS.  La prima direzione sarebbe senz’altro lo sviluppo di stampanti inkjet per tessuti adatte ad effettuare prove, campioni e prototipi direttamente nell’atelier del designer prima di passare le immagini alla produzione, ciò permetterebbe un’estensione delle possibilità creative e un’ancora maggior rapidità, la seconda sarebbe lo sviluppo di nuovi inchiostri per nuovi effetti, ad esempio trasparenze, o che possano ampliare la gamma delle scelte a inchiostri o pigmenti a base naturale.
FG. Disporre di una stampante nell’atelier per valutare nuovi effetti creativi in breve tempo e a basso costo sarebbe un grande passo: la stampa di un prototipo su tessuto rivela particolari che la creazione su carta non permette di apprezzare, ricordo un caso in cui con Laura avevamo disegnato un foulard per un grande marchio e dopo l’approvazione del campione su carta da parte del cliente il foulard è stato stampato con le tecniche tradizionali, rivelando sul tessuto alcuni effetti di cui il cliente non aveva avuto percezione, ciò ha comportato uno spreco e, soprattutto, la necessità di riportare le correzioni in tutto il processo serigrafico prima di ristampare.

Piumino trapuntato argento in poliestere riciclato Newlife™, dolce vita bianco in cotone biologico. credits: Anna Minaeva/Croccolo
Completo in poliestere riciclato Newlife™, cintura in Piñatex™ fibra ottenuta dalle foglie di Ananas da coltivazione biologiche nelle Filippine, dolce vita bianco in jersey di cotone biologico. Credits: Anna Minaeva/Croccolo
Piumino trapuntato verde in nylon riciclato. Credits: Anna Minaeva/Croccolo
Trench in Piñatex™. Credits: AnnaMinaeva/Croccolo
Giacca in Piñatex™, gonna in poliestere riciclato Newlife™, dolce vita bianco in cotone biologico. Credits Anna Minaeva/Croccolo
Giacca in Piñatex™, gonna in poliestere riciclato Newlife™, dolce vita bianco in jersey di cotone biologico. Credits Anna Minaeva/Croccolo