Come si inserisce la cultura della sostenibilità nella vostra azienda?

Nella visione di Canepa la sostenibilità è innovazione tecnologica. Ci sono due modi per fare sostenibilità: il primo si realizza ottimizzando i processi di produzione e applicando le migliori pratiche disponibili, il secondo è cambiando le regole del gioco attraverso l’innovazione. Negli ultimi anni la sostenibilità dei materiali, dei processi e della chimica è migliorata e per le aziende tessili le opportunità di ottimizzazione e di “cambiare il modo di lavorare”, evolvendo dal “come si è sempre fatto” sono aumentate. Tuttavia i miglioramenti che si possono ottenere con l’ottimizzazione hanno un limite. Senza innovazione nei processi tessili non si può ottenere un miglioramento radicale. Questa visione della sostenibilità come pratica innovativa porta Canepa a enfatizzare la misurazione dei risultati. Impegnarsi, riconoscere e affermare principi è importante, ma in ultima analisi fare sostenibilità significa migliorare - ad esempio in termini di impatto sull’ambiente - rispetto alle tecnologie preesistenti: quanto si migliora, rispetto a quali parametri, quanto stabile, duraturo e industrializzabile è il miglioramento? E solo quando siamo in grado di misurare un effettivo miglioramento che in Canepa diciamo di avere fatto un passo in avanti nella sostenibilità.

Nella definizione di sostenibilità rientrano campi di azione molto diversi, in quali siete oggi maggiormente impegnati?

L’aspetto per noi critico è oggi quello ambientale, la componente sociale è, per un’azienda come la nostra che lavora in Italia, un dato di fatto e sarebbe grave se non fosse così.

Quali sono stati i riflessi sull’organizzazione aziendale e sui processi produttivi?

Negli ultimi anni abbiamo introdotto un'innovazione radicale nel processo di preparazione dei filati alla tessitura sostituendo molti ausiliari chimici con una sostanza, il chitosano, che consente una significativa riduzione dell’impatto ambientale, in particolare ci permette un'enorme riduzione dell’uso di energia e di acqua. Abbiamo quindi sperimentato prima e applicato industrialmente poi, l’uso di sostanze chimiche a minore impatto nel processo di purga e carica della seta, anche in questo caso ottenendo risultati significativi e misurabili. Stiamo ora lavorando ad applicare le nostre innovazioni a problemi specifici, ad esempio nel campo dei trattamenti antifiamma - spesso richiesti per legge, ad esempio negli USA - oggi normalmente realizzati con sostanze nocive. Avere investito così tanto nello sviluppo di processi innovativi sostenibili ci ha portato in modo naturale alla diffusione nella cultura aziendale di una maggiore attenzione alla sostenibilità - un compito in realtà ancora in corso e che necessita di continui aggiornamenti. Nel 2013 abbiamo sottoscritto, prima azienda tessile al mondo, l’impegno DETOX promosso da Greenpeace.

La sostenibilità conviene? Quali sono stati i risultati in termini di sviluppo del business?

L’evoluzione della sensibilità del mercato in materia di sostenibilità assomiglia più a un'esplosione che a uno sviluppo regolare, nel giro di qualche anno lo scenario è cambiato: produrre e vendere tessuti sostenibili non è più un modo per differenziarsi o fornire valore aggiunto, è una condizione indispensabile, una soglia di ammissione al mercato, se non sei impegnato sulla sostenibilità sei fuori dal mercato. Le soglie oggi si stanno progressivamente, ma continuamente, alzando: un'azienda che si prepara al futuro deve essere più avanti delle norme e soglie stabilite per legge, in anticipo rispetto alla loro futura evoluzione. Le nostre innovazioni sostenibili sono state in anticipo sull'evoluzione delle richieste del mercato, abbiamo scommesso che il mercato sarebbe andato in quella direzione: quella scelta ha pagato, se non l’avessimo fatta oggi faticheremmo a mantenere la nostra posizione di leadership. Non si può tuttavia non osservare che siamo ancora in una fase caotica del processo di liberazione della moda dalle sostanze pericolose: non è facile oggi garantire la conformità alle richieste dei nostri clienti, spesso le richieste sono inizialmente definite su base teorica. E’ nel rapporto con i clienti che poi, insieme, traduciamo le richieste in obiettivi raggiungibili nella pratica, allineando alle richieste la filiera nel suo complesso.

Si dice che la sostenibilità sia non un punto d’arrivo ma un viaggio, quali sono le prossime tappe del vostro?

La sostenibilità nella filiera della moda è ancora in una fase nascente: abbiamo percorso solo i primi metri di un lungo percorso. Stiamo solo ora affrontando il vero nodo: l’innovazione della “chimica verde” in particolare nei coloranti e ausiliari tessili. Fino ad oggi le più attente e avanzate imprese tessili sono riuscite a ottimizzare, selezionando nei processi i prodotti chimici migliori, più sostenibili esistenti sul mercato, ma il percorso che ci può portare a disporre sul mercato di coloranti e ausiliari al passo con le richieste di sostenibilità è ancora lungo. Il primo problema che dobbiamo risolvere è l’informazione: dobbiamo sapere cosa effettivamente c’è dentro i coloranti e gli ausiliari che acquistiamo. Siamo ancora in una fase in cui dai produttori della chimica ci viene soprattutto la richiesta di “fidarci” della dichiarazione che un determinato prodotto sia conforme a un protocollo di sostenibilità, in assenza di test chimici che ne provino l’effettiva conformità. Ci viene richiesta trasparenza ma dobbiamo acquistare a scatola chiusa. Maggiore trasparenza da parte dei produttori di coloranti e ausiliari chimici: questo è oggi un nodo cruciale! Per sciogliere questo nodo è necessario che tutti gli attori coinvolti intervengano, evidenziando e premendo sui colossi della chimica per un cambiamento.